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24 Novembre 2008

Si può fare

Si può fareNello, un sindacalista, diventa un direttore di una cooperativa di matti, o meglio dire i diversamenti abili, che si metterà a costruire i parquet. Nonostante lo scettiscismo iniziale dello psichiatra, la cooperativa riesce ad avere successo. La cooperativa partita da poche persone cresce perchè si leva i matti dal manicomio, il posto più terribile che ci sia. Questa storia potrebbe essere una favola, ma non è così. Il film ci racconta una realtà, quella dei manicomi. Tutta la storia prende spunto dalla legge Basaglia e, se notate bene nel film, il nome della cooperativa è 180 per via della legge.

Il film di Giulio Manfredonia vuole farci capire che i matti, anzi non voglio usare questa parola, i diversamente abili sono degli esseri umani come noi e tali devono essere trattati. Nello, interpretato da Claudio Bisio, non è un medico, ma crede di poter guarire i diversamente con il lavoro affinchè vengano reinseriti nella società, quella società che disprezza i matti.

Si può fare è molto divertente, sebbene ci sia una scena triste. Quasi tutta la comicità del film si basa su questi diversamente abili (da ricordare il presidente o il signor Ossi). Da ricordare una scena dove Nello porta i matti a “divertirsi” con le prostitute e, quando ritorna a casa, la moglie gli chiede perchè è ritornato così tardi e allora lui risponde “Sono andato a puttane”.

Ok. Il film sarà pure divertente, ma fa anche riflettere. La storia è ambientata proprio quando entra in vigore la legge Basaglia e ci fa capire come è difficile il reinserimento nella socieà di questi diversamente abili.

La regia di Giulio Manfredonia è eccezionale e riesce a dare ritmo al film, considerando che la maggior parte dei film italiani non hanno ritmo. Ogni inquadratura è costruita alla perfezione (quando vediamo Gigio che si allaccia le scarpe capiamo subito cosa succede nella scena successiva). Claudio Bisio è bravissimo ed è molto diverso da come lo vediamo a Zelig. Anche gli attori che interpretano i matti sono eccezionali e sono talmente bravi che non si riusciva a capire se sono matti veramente o fingono.

Si può fare. E’ questo il motto della cooperativa. Si vedrà che questi diversamente abili sono capaci di fare qualsiasi cosa, nonostante il loro handicap, e si reveleranno degli artisti.

Il film mi ha molto commosso, sopprattutto nella scena dove i diversamente abili sulle note de L’isola che non c’è di Bennato salutano Nello che lascia la cooperativa.

1 Commento »

  1. Se poi consideri che gli episodi del film sono ispirati a fatti realmente accaduti nel pordenonese, romanzati certo e collocati nel milanese per motivi scenici, ma storie vere, il film acquista un gusto ancora migliore…

    La partita di calcetto nella realtà veniva giocata al mio paese :D

    Bellissimo comunque.

    Commento di ZioTack — 25 Novembre 2008 @ 9:41 am


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